Tutela dei masi chiusi o svalutazione della proprietà?

Una presa di posizione dell’Associazione Mediatori Alto Adige sulla modifica legislativa del
giugno 2025 (Legge provinciale 17 giugno 2025, n. 6)

Dal giugno 2025 un maso chiuso può essere acquistato soltanto previa autorizzazione della
Commissione per i masi chiusi. L’assessore provinciale Luis Walcher ha definito questa misura «un
chiaro segnale contro la speculazione e la svendita della nostra terra». La realtà, tuttavia, è diversa:
questa disposizione non tutela i masi chiusi. Essa svaluta la proprietà di migliaia di famiglie
contadine, riducendo drasticamente la platea dei potenziali acquirenti. A lungo termine ciò
comporterà che numerosi masi non saranno più coltivati e finiranno per andare in rovina.


Una drastica svalutazione di tutti i masi


Un maso chiuso vale quanto qualcuno è disposto a pagarlo. Ed è proprio su questo punto che
interviene la legge: l’acquisto è consentito soltanto a una cerchia ristretta di persone, i cui requisiti
vengono verificati dalla commissione per i masi chiusi. Questo ostacolo riduce sensibilmente il
numero dei possibili acquirenti. Di conseguenza, il valore di mercato diminuisce inevitabilmente.
Meno acquirenti significa meno valore: questa è la semplice logica del mercato. Tale svalutazione
non riguarda singoli masi, bensì tutti i masi chiusi dell’Alto Adige. La perdita di valore non è una
previsione, ma è già in atto: dopo la modifica legislativa, i masi chiusi vengono già valutati a valori
inferiori, con inevitabili ripercussioni anche sulla possibilità di ottenere finanziamenti bancari.


Nemmeno i figli dei contadini soddisfano i requisiti


La nuova disciplina subordina l’acquisto di un maso chiuso al possesso di determinati requisiti
personali. L’acquirente deve dimostrare di esercitare un’attività agricola e di possedere un’adeguata
qualifica professionale (titolo di studio/diploma oppure corso per giovani agricoltori). Ed è proprio
qui che nasce il problema: la realtà di molti masi di montagna altoatesini non corrisponde al modello
della classica azienda agricola a tempo pieno. Numerosi masi vengono infatti gestiti come attività
secondaria. I figli collaborano regolarmente nella conduzione dell’azienda, ma nella maggior parte
dei casi non risultano formalmente iscritti come agricoltori e pertanto non soddisfano i requisiti
previsti dalla legge.

La conseguenza è che anche persone che da anni partecipano alla gestione di un maso e hanno uno
stretto legame con l’agricoltura possono essere escluse dall’acquisto di un maso chiuso.


La presunta svendita


Questa profonda limitazione viene giustificata con una presunta svendita dei masi a persone
provenienti da fuori provincia. Tuttavia, ad oggi non sono mai state presentate prove di un
fenomeno così diffuso. Si fa invece riferimento a singole compravendite avvenute in comuni
particolarmente attrattivi dal punto di vista turistico, mentre la grande maggioranza dei masi chiusi

continua a essere di proprietà di famiglie altoatesine. Un intervento così incisivo sul diritto di
proprietà, tutelato dalla Costituzione, non dovrebbe fondarsi su singoli casi.


Correggere la normativa prima che sia troppo tardi

L’obiettivo di tutelare i masi chiusi è condivisibile. Tuttavia, il risultato dell’ultima modifica legislativa
rischia di produrre l’effetto opposto. A subirne le conseguenze sono unicamente gli stessi agricoltori:
i loro masi perdono valore e diminuisce la loro affidabilità creditizia. La politica provinciale deve
correggere tempestivamente questa deriva, prima che scompaiano proprio quei masi di montagna
che intendeva preservare.

Dott. André-Benedict Niederkofler
Segretario dell’Associazione Mediatori Altoatesini

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